T  O  M

 

                                        Tom era un cane. Un cane come tanti che riempivano con la loro presenza e riempiono ancora oggi le case del mio paese.

                                        In questa storia Tom é protagonista, ma protagonista abbastanza defilato;c ompare infatti solo alla fine della nostra storia.

                                        Chi occupa lo scenario é la famiglia Salvi. Una famiglia numerosa, come tutte le famiglie a quei tempi, ma con reddito molto scarso.

                                        Per vivere o sopravvivere bisognava arrangiarsi, e l'arte di arrangiarsi la conosceva bene Michelina, la mamma, anima e cuore della famiglia.  Faceva di tutto pur di, non far mancare un tozzo di pane, una mela, delle patate scaldate, un di polenta sul suo misero desco.

                                        Non si lamentava mai, accettava tutto con rassegnazione e con un sorriso tenue che le abbelliva il viso segnato dalle numerose gravidanze e dalla miseria.

                                        Quella volta Michelina stava lavando un bel di panni  "a la funtana grossa " per conto di una signora del luogo.    

                                        Non sentiva la fatica, aveva solo fretta di finire.  Il suo pensiero era fisso alla famiglia, a quelle sei bocche da sfamare.

                                        Finito il bucato torna a Nusco, consegna in fretta i panni e in cambio riceve un sacchetto di farina bianca_.

                                        Di corsa a casa, si rimbocca le maniche, impasta la farina, stende la pasta sullo spianatoio e con una velocità incredibile ed altrettanta incredibile precisione taglia la sfoglia a strisce perfettamente uguali.

                                        Le "lagane" sono pronte.

                                        Con un pizzico di saccenteria (riaffiora in me la natura docente) voglio ricordare ai miei gentili lettori che "lagana" deriva dal greco "layavn" e significa, manca a farlo apposta, pasta fatta in casa.

                                        Fatta questa leggera divagazione erudita, ritorno a Michelina, intenta a ravvivare l'asfittico fuoco con degli stecchi, anch'essi alquanto asfittici e miseri.

                                        Poi      prende la-pentola di rame e, a -passo svelto, lasciando aperta la "purtella", si dirige verso la fontanella pubblica.

                                        A questo punto entra in scena Tom che  gironzolava nei paraggi La " purtella " aperta attira il suo sguardo.,

                                        Entra furtivamente in casa e i suoi occhi si posano subito sullo spianatoio dove fanno bella mostra di le "lagane"..

                                        A quei tempi la fame era patrimonio delle persone, ma lo era ancorpiù degli animali e Tom, pur essendo un cane di signori, soffriva di questo malanno. In un lampo le " lagane" spariscono tra le sue fauci voraci e Michelina, di ritorno dall'acqua, ha solo il tempo di vederlo uscire dondolandosi soddisfatto.

                                        Sospettando l'accaduto, lascia di botto la pentola d'acqua ed entra in casa come una furia.

                                        Affranta s'accascia su una sedia con la testa fra le mani proprio nel momento in cui "Pataniellu,Chiochiò e Mariotti", i suoi tre figli maschi, s'affacciano sull'uscio.

                                        Vedono la madre in quello stato pietoso e:

                    " - Ch'é succiessu ? le chiedono allarmati e preoccupati. E lei con frasi smozzìcate, tra le lacrime, racconta l'accaduto.

                                        I tre non ci pensano su due volte. Escono di casa e, di corsa al portone di casa Bicchetti, i padroni di Tom.

                                        Bussano violentemente più volte. L'uscio, dopo un di tempo si apre e, borbottando, compare ronna Marietta, secca e allampanata come una mazza di scopa.

                    Quagliù che bbuliti? -  Chiede ai ragazzi senza degnarli di uno sguardo.

                    - Tom andò sta? Le grida Mariotti.

                    - Qua Tom nun ngi sta! Si po sapé che iati truvannu?

                    - Tom s'é mangiatu ru laganu nostu! ddoi so ru ccosu: o ngi rai la farina o nui ngi mangiamu a Tom. Scigli tu!.

                                        Quella sera in casa Salvi si mangiò abbondandemente.

                                        Ma non fu Tom l'oggetto della cena. Sul misero desco di Casa Salvi, quella sera, facevano bella mostra di sé piatti colmi di "lagane" fumanti e un bel pezzo di lardo fresco, roseo e profumato.

 

                                                                                           Giuseppe Della Vecchia